La fondazione della Chiesa di S.Francesco risale al 1234, ricostruita nel 1289 , così come ci è giunta fino ad oggi, secondo i canoni dell’architettura gotico-settentrionale . Il maestoso edificio a navata unica è dominato da un’alto campanile e mantiene inalterati i suoi paramenti murari . Il portale marmoreo del 1348 ci introduce nell’amplio locale fino all’altare maggiore dietro il quale spiccano affreschi della prima metà del ‘300, ritornati in luce dopo un recente restauro e attribuiti a Mello di Gubbio, della Scuola di Ambrogio Lorenzetti. Nella cantoria è conservato l’organo funzionante del 1602, considerato il più antico delle Marche.

Nell’omonima piazza con la statua bronzea di Angelo Celli dello scultore Angelo Biancini, posta nel 1959 dinanzi al loggiato del 1885, sorge la chiesa di San Francesco che, edificata tra il 1234 e il 1240 extra-muros, è considerata l’emblema del gotico medioappennico ed è la più antica chiesa francescana delle Marche. L’elegante abside poligonale, dominata dallo slanciato campanile concluso da una guglia in cotto di 12 m di altezza, come peraltro i fianchi corsi da lesene, mostra un ricercato equilibrio cromatico ottenuto contrapponendo ai chiari paramenti in pietra corniola e marmarone, la merlettatura fittile che funge da coronamento. Il portale marmoreo del 1348, con colonne tortili e lanceolate alternate a pilastri quadrangolari, reca nella lunetta un deperito affresco attribuito a Guido Palmerucci e raffigurante la Madonna col Bambino e i santi Francesco e Giovanni Battista. Gli affreschi del vasto interno ad aula unica occultati dalla scialbatura del 1579 riemergono oltre che nella controfacciata nella ritrovata abside duecentesca.

Si tratta di un vasto ciclo della quarta decade del Trecento attribuito a Mello da Gubbio e raffigurante uno straordinario consesso di dodici apostoli disposti su sei troni bicuspidati sormontati da angeli con potenti ali arcuate su nuvole saettanti che recano altrettante corone. Nelle vele del catino absidale, entro robuste cornici, sono profeti e patriarchi (di chiaro influsso lorenzettiano) con al centro il volto glabro di san Francesco d’Assisi. Su due delle nove lunette in cui e ripartito il catino, le scene, prive di cornici, si dilatano per dare spazio alla narrazione della Maddalena che riceve la veste da un presbitero e di santa Margherita della quale resta solo parte del suo emblema: il drago.

Nell’aula ai lati del primo altare a destra sono i due frammenti d’affreschi attribuiti all’Antonio Alberti da Ferrara. Ritenuti anteriori al 1438 illustrano gli episodi miracolosi della mula affamata che si piega riverente dinanzi alla particola che sant’Antonio di Padova pone in ostensione nonché della gamba riattaccata al giovane che se l’era tagliata per autopunizione avendo insultato la madre con un calcio. Nell’altare, al posto della pala di Simone Cantarini trafugata dai napoleonici, è un’opera della prima metà del Seicento dello Schaychis raffigurante il miracolo della neve. Nella nicchia del 1838, che la menzionata pala copre in taluni periodi scorrendo su due binari, è la statua di Sant’Antonio di Padova con Gesù menzionata in un documento del 1794. Nel 3º altare a destra è la Madonna della Neve firmata e datata 1730 da Gaetano Lapis (Cagli, 1706 – Roma 1773) che allude al miracolo che portò all’erezione della basilica di Santa Maria Maggiore. Ai lati dell’arco trionfale sono due delle tre tele (l’altra è sul lato sinistro dell’organo) firmate da Francesco Battaglini da Imola che le eseguì nel 1529. Nel 3º altare a sinistra, poi, è posta la pala di Raffaellino del Colle, databile 1540, che rappresenta la Madonna col Bambino e i santi Rocco, Francesco, Geronzio, Stefano e Sebastiano. L’opera è considerata come “uno dei più alti risultati del manierismo in tutto il Ducato”[senza fonte]. Infine, al centro della cantoria, è l’organo cinquecentesco più antico delle Marche attribuito a Baldassare Malamini.

La chiesa, del 1234, è il cardine attorno al quale nel 1289 Cagli, con la protezione del primo papa francescano, è stata ricostruita. Il portale marmoreo con architrave a incastro e colonne tortili e lanceolate (e la civetta stilizzata in basso a sin.) è del 1348. All’interno con il recente smontaggio del catino absidale ottocentesco è tornato alla luce il sovrastante catino medioevale con il ciclo di affreschi degli anni ‘40 del Trecento (con influssi del senese Ambrogio Lorenzetti) ritenuto il capolavoro di Mello da Gubbio.
In controfacciata i due frammenti di affreschi trecenteschi sono d’ambito del Maestro di Montemartello. Sugli altari laterali le opere maggiori sono da destra in senso antiorario: due frammenti di affreschi incorniciati, già assegnati ad Antonio Alberti da Ferrara, ora attributi al Secondo Maestro dell’Oratorio del Battista di Urbino; i miracoli della neve di Ernst van Schayck (databile al 1617) e del giovane Gaetano Lapis (datato 1730); il Crocifisso ligneo processionale, di scuola nordica, della seconda metà del XV secolo; la pala (verso la cantoria) di Raffaellino del Colle (del 1540).
A lato del più antico organo delle Marche della seconda metà del Cinquecento (attribuito a Baldassarre Malamini) è, a sin., una delle tre tempere di Battaglini da Imola del 1529 (le altre due a lato altar maggiore). Nell’antistante piazza la statua bronzea di Angelo Celli, posta nel 1959 dinanzi al loggiato del 1885, è dello scultore Angelo Biancini.

Cagli piantina

Chiesa di San Francesco – Cagli

Via Gaetano Lapis, 20, 61043 Cagli PU, Italy